Gianni Versace, l’invenzione dell’Oroton, delle top model e della comunicazione della moda italiana negli anni ’90

Passeggiando per la Galleria degli Uffizi di Firenze, ci si imbatte nel suggestivo Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti.
Tra tutte le magnificenze esposte troviamo un abito del 1984 di Gianni Versace, un abito realizzato con tessuto Oroton una vera e propria invenzione del compianto stilista di origini calabresi che questa e molte altre innovazioni portò al mondo della moda negli anni 80 e 90.

Gallerie degli Uffizi presso il Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti
La storia del brand Versace è prima di tutto una storia familiare che ha inizio a Reggio Calabria negli anni ’50 quando il piccolo Gianni giocava nella sartoria della madre dove imparò i fondamentali del mestiere ( lui si definì sempre un sarto). Nella stessa sartoria crebbero anche il fratello maggiore Santo, il cui interesse per la moda si indirizzerà verso l’aspetto manageriale, e la sorella minore Donatella che fu musa e braccio destro fino alla tragica morte nel 1997, anno in cui subentrò al ruolo di direttore creativo del marchio.
Nel 1978 Milano iniziava a diventare un’importante centro internazionale per la moda. Nel giro di due anni le case iscritte nel calendario ufficiale delle sfilate della Camera Nazionale della Moda Italiana erano passate da 14 a 52, tra questi un nuovo nome: Versace. Dopo una lunga esperienza come direttore creativo di altri brand Gianni aveva deciso di lanciarsi in una nuova avventura personale.
La storia di Versace è segnata dall’eclettismo delle collezioni e dall’invenzione di una immagine di donna che prima non esisteva, ossia sfacciatamente sexy e glamour, un’estetica che segnò profondamente gli anni ’80 e ’90.

Vogue ha definito il suo stile un glamour dionisiaco, in bilico tra barocco, rock e pop: una creatività che esalta la sensualità e carnalità, nonché la totale assenza – in senso artistico – di ogni freno inibitore. Gianni Versace si dimostra spregiudicato nell’invenzione, nella combinazione di colori e di forme. La medusa diventa il logo, nonché segno di riconoscimento.
“Quando le persone guarderanno a Versace dovranno sentirsi atterrite, pietrificate, proprio come quando si guarda negli occhi la Medusa”.
Gianni Versace
In questo contesto si inseriscono tutte le scelte dei materiali utilizzati: dalla pelle della prima sfilata donna del 28 marzo 1980, all’invenzione nell’82 del tessuto Oroton, ossia la maglia a incastro di elementi metallici eppure morbidissima e leggera che dà vita ad una serie di abiti drappeggiati di color oro che divennero presto un segno distintivo del suo stile sensuale. Uno lo indossò Patty Pravo al festival di Sanremo del 1984.

Poi fu la volta del tessuto “Africa” in cui un sottile filo di nylon veniva accoppiato ad un filo di viscosa e poi trattato per ottenere le sue famose trasparenze; nell’autunno/inverno 1992-93 in piena controtendenza ci fu una delle sfilate più celebri di Versace, quella ribattezzata “bondage”.
Le modelle apparvero sulle passerelle milanesi in abiti neri aderenti impreziositi da borchie dorate, fibbie di diamanti, cinture di seta e tacchi a spillo; così sexy sui red carpet (su tutte Elizabeth Hurley alla prima del film “Quattro matrimoni e un funerale” nell’abito allacciato dalle famose spille da balia diventate un must del brand.)

Il peso di Versace nella storia della moda si misura anche sotto altri profili, si tratta infatti di uno dei brand che più ha contribuito dalla fine degli anni ’70 a fare di Milano la capitale della moda mondiale, a renderla un polo d’attrazione anche attraverso quel fenomeno delle top model di cui Gianni Versace è considerato il padre: strappò a Parigi le modelle più belle e ne fece delle star che hanno esportato il Made in Italy nel mondo.
Stephanie Seymour, Naomi Campbell, Cindy Crawford, Claudia Schiffer, Elle MacPherson e le altre sfilarono per lui e posarono in gruppo per le campagne pubblicitarie spregiudicate firmate da Richard Avedon e Mario Testino.
Questo aspetto, insieme alla continua commistione con l’arte e allo stretto legame con i personaggi più noti di ogni settore dalla musica (Madonna, Elton John, Sylvester Stallone e la principessa Diana per citarne alcuni), ha rivoluzionato il mondo della comunicazione della moda.
