Come è cambiato il sistema moda e il peso che oggi hanno l’ambiente e la persona.

Nell’ultimo articolo “Innovazioni nella storia della moda italiana” abbiamo parlato del mito di Gianni Versace e della sua Medusa che, insieme agli altri nomi altisonanti dell’epoca, contribuì a dare vita al Made in Italy e a quel ventennio che portò la moda italiana all’attenzione del mondo.
Ma cosa è cambiato da allora? Quali trasformazioni sono avvenute a partire dagli anni 2000 e in che modo questo ha influenzato il nostro rapporto con la moda?
C’erano una volta i tessitori
Ovvero fino a una ventina di anni fa erano le aziende tessili di Biella e di Como a imporre agli stilisti i nuovi materiali, le nuove tecnologie e soprattutto le scelte cromatiche. Era l’epoca in cui i tessuti si esportavano (adesso vengono importati massicciamente dalla Cina) e le considerazioni che venivano fatte al livello di produzione erano:
- questa tinta è abbastanza originale?
- sarà abbastanza facile da produrre?
- conquisterà altri mercati oltre a quello italiano?
- sarà adatto solo alle donne o anche ai tagli d’abito maschili?
Si trattava quindi di motivazioni economiche ed estetiche ma anche tecnologiche: tecnologia allora era sinonimo di artificiale/sintetico. Questo avveniva insieme ai bureaux de style: uffici preposti all’avvistamento delle tendenze, nati in Francia negli anni ’80 e poi da lì diffusisi in tutta Europa.
A partire all’incirca dal 2005/2006 questa tendenza inizia a cambiare.
L’attenzione per l’ambiente comincia a diventare una priorità. Nascono i filati eco-friendly, le tinture vegetali e il concetto di sostenibilità si diffonde anche nel settore della moda, come ti ho raccontato in questo articolo.

Se gli anni ’80 esprimevano il lusso attraverso l’ostentazione delle griffe e i primi ’90 con un minimalismo quasi fideistico, il nuovo Millennio dichiara il suo amore alla Terra e gli stilisti iniziano a scegliere le tonalità più adatte per celebrarla.
Negli ultimi anni poi si tende sì a seguire alcuni colori che caratterizzano le stagioni, ma si è molto più attenti alla persona, alla sua valorizzazione.
La diffusione dell’armocromia ha dato un forte impulso a tutto questo.
Il colore di un vestito rende più precise le impressioni prodotte da forma, tessuto e dettagli. In genere lo scegliamo per consuetudine, quello che ci fa sentire più a nostro agio; o per convenzione, il nero ai funerali, il bianco all’altare; o in base al clima, tinte chiare nelle stagioni calde e scure in quelle fredde. Oppure possiamo sceglierlo perché è il colore dell’anno e quindi lo troviamo in tutte le vetrine.

L’analisi del colore ci rende libere da queste imposizioni. All’interno della nostra palette, potremmo sicuramente scegliere il colore più adatto ad una determinata circostanza e al clima e che ci faccia sentire meglio quel giorno, ma sarà sempre una tinta “amica”, una di quelle che fa brillare il nostro volto anziché farlo scomparire.
Le cromie diventano potenti quando stanno bene su di noi, non lo sono oggettivamente. Ognuno di noi è dotato del fiuto necessario per riconoscere istintivamente le tonalità che gli stanno meglio, ma come un talento o un muscolo l’istinto cromatico va istruito e tenuto in allenamento!
