La donna che portò la moda italiana da Firenze a Milano

Ancora prima di Armani, ancora prima di Versace e ancora prima di Valentino ma con loro tutti insieme c’è una donna che ha fortemente contribuito a fare di Milano la capitale della moda italiana dopo la fine degli anni ’70.
Questa donna è Krizia.
Andando sul sito krizia.it, alla voce About è possibile leggere queste parole:
Un lusso creativo e trasversale che si nutre di ricerca continua, invenzione e dettagli inaspettati. Un segno inconfondibile di eleganza italiana e geometria, eclettismo e sintesi dei volumi. Per una donna originale, curiosa, forte, indipendente, nella sua femminilità contemporanea. Krizia è un dialogo aperto, internazionale, sotto la visione creativa di Zhu Chongyun.
Quanto di tutto questo ha a che fare o è rimasto di Maria Mandelli, detta Mariuccia (Bergamo, 31 gennaio 1925 – Milano, 6 dicembre 2015), che chiamò la sua griffe come l’ultimo Dialogo incompiuto di Platone, Κριτίας appunto, incentrato sulla vanità femminile?
Come ha iniziato
Una personalità vulcanica e autentica quella di Mariuccia che studia in Svizzera come maestra ma che nutrendo una forte passione per il taglio e il cucito, lascia la cattedra per aprire con l’amica Flora Dolci a Milano un laboratorio di semplici abiti, che molto presto arriva a Palazzo Pitti per le prime sfilate e che inizia ad aggiudicarsi ambiti premi. Ci troviamo alla fine degli anni 50.
Sarà anche grazie a Krizia (il merito va anche ad Ottavio Missoni) se la moda italiana si sposterà da Firenze a Milano, la quale diventerà così la capitale del prêt-à-porter italiano.
Le sue innovazioni anni ’70

Nel 1971, quando la moda prevedeva solo il maxi ed il midi, presenta una collezione di pantaloncini cortissimi (hot pants), con i quali, a Capri, si aggiudica il premio “Tiberio d’oro”. Gli accostamenti arditi, le forme audaci e l’uso di materiali insoliti come la gomma di pesce, il sughero, la pelle d’anguilla e il metallizzato, con cui stravolge il modo di pensare della donna anni Sessanta, le valgono il soprannome di “Crazy Krizia”, assegnatole dalla stampa americana.
Dagli anni ’80 al 2000
Nel 1986, insieme ai colleghi Giorgio Armani, Gianfranco Ferré, Gianni Versace e Valentino Garavani, riceve dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga la nomina a commendatore della Repubblica Italiana.
Dai primi anni del duemila collabora con giovani talenti per la progettazione delle collezioni. Fra i più noti, Alber Elbaz, Jean Paul-Knott, Hamish Morrow, Giambattista Valli e Gianluca Capannolo.
Che fine fa il marchio?
Nel 2014, esattamente un anno prima della morte, decide di cedere il marchio al cento per cento alla Shenzhen Marisfrolg Fashion Co., gruppo retailer cinese fondato e gestito da Zhu Chong Yun.
Di lei dirà: «Siamo felici di aver incontrato la signora Zhu, con cui mi sono trovata subito in profonda sintonia. Penso che abbia la forza e il talento per continuare al meglio il nostro lavoro e portare Krizia a nuovi successi nel mondo».

E la Chong Yun a sua volta: «Sono una grande ammiratrice del lavoro di Mariuccia Mandelli e davvero orgogliosa di prenderne l’eredità. Voglio dare continuità allo stile di Krizia con collezioni tutte made in Italy e sono decisa a rafforzarne il mito nel mondo, seguendone lo stile e ripetendone il grande successo».
Fu quindi solo la prosecuzione di un sogno che si spostò da Occidente ad Oriente in piena globalizzazione dunque?
A noi italiani rimane e rimarrà sempre il mito del ventennio d’oro (1980-2000) dell’apice della moda milanese e italiana e probabilmente il rimpianto del vedere tutti i marchi nati dalla nostra tradizione artigianale arrivati al successo internazionale, venduti alle multinazionali straniere.
Fonte: Fabiana Tinaglia, Eco di Bergamo per le citazioni.
