A proposito di colore e dei suoi significati

Il Rosso Valentino:  storia di un colore iconico

Non è ciliegia, non è corallo, non è carminio. Il rosso Valentino è la sfumatura che racchiude in sé lo charme della maison: ecco come è nato e come è diventato il fil rouge (appunto) della storia del marchio

È ancora un giovane studente Valentino Garavani  quando, fra la folla dell’Opera di Barcellona, intravede  un’anziana signora coraggiosamente vestita non di bianco e neppure di blu o di nero, come un’occasione come quella avrebbe suggerito, bensì di un’intenso magenta declinato sul velluto.

Lo sguardo del couturier resta affascinato dall’intensità di quella sfumatura che accende i sensi e dalla solennità che regala alla donna che lo indossa.

“Fra tutti i colori indossati dalle altre donne, mi è sembrata unica, isolata nel suo splendore. Non l’ho mai dimenticata. Penso che una donna vestita di rosso sia sempre meravigliosa, è la perfetta immagine dell’eroina” 

Valentino

Quando nel 1959 apre il primo atelier, Valentino decide che la “sua” donna sarà vestita di rosso.

Credits: Vogue.it

Il rosso diviene così l’emblema della casa di moda romana e parte integrante di ogni collezione della maison. Negli anni 70 si condensa in un’omonima boccetta di profumo le cui caratteristiche sono note di testa fruttate e un nocciolo odoroso di oli floreali. 

Ma esattamente che tonalità ha il rosso Valentino?

È  un rosso ciliegia dalle sfumature quindi violacee? O è forse corallo, quindi un rosso screziato di giallo? Un carminio, quindi un rosso bruciato quasi mattone? Niente di tutto questo. 

Il rosso Valentino si può forse accostare alla polverosità del cadmio ma risulta più intenso e morbido, incontrando la brillantezza del rosso cardinale. Con un sottotono caldo e avvolgente, il rosso Valentino è una sfumatura pura, non minata da interferenze di giallo o blu, ma risultato di una perfetta estrazione del pigmento primario.

Credits: Vogue.it

ANNA MARIA GIANO di Vogue lo definisce l’inno d’amore che il couturier ha dedicato a ognuna di noi, ampiamente utilizzato ancora nelle collezioni di Pierpaolo Piccioli che ha raccolto l’eredità del marchio.

Nel documentario del 2008 “Valentino: The Last Emperor”, Matt Tyrnauer ne parla come dello lo strumento che permette a ogni donna di sentirsi una dea.

Una tonalità che non si lascia condizionare dall’incarnato femminile e dai suoi riflessi, armonizzandosi alla perfezione alla pelle lattea, a quella ambrata, all’ebano intenso, alle vene verdi e a quelle violacee. 

Sarà davvero così? Per scoprirlo bisognerebbe provare…


fonti: vogue.it ANNA MARIA GIANO