La moda si evolve in positivo o in negativo?

Trasgressione è stata la parola d’ordine degli ultimi anni.
Stupire, indignare, emozionare sembrano essere diventati gli unici modi per comunicare. In particolare la moda uomo ha seguito questo filone, riportando alla nostra vista capi, icone, stili degli anni’80. Lo abbiamo visto soprattutto nell’ambito della musica: pantaloni bassissimi, boxer in bella vista, canottiere strappate per mostrare i tatuaggi sono alcuni esempi.
Dove sono finiti gli esempi di compostezza degli anni ’40 e ’50?
I gilet, gli orologi da taschino, le scarpe lucide, i risvolti, i tessuti naturali? Ma anche le maglie e i maglioncini a V degli anni ’60, i pantaloni bianchi, i jeans integri e le camicie a quadri degli anni ’90?

Lungi dal voler negare la libertà di espressione insita nel mondo fashion e nei look, si avverte una certa nostalgia per quel mondo patinato in cui sobrietà e misura erano la parola d’ordine.
Eppure non tutto è perduto: gli amanti del bello esistono ancora. Se essere alla moda è normale tutti i giorni quando si va a scuola, per le
occasioni speciali sempre più spesso i ragazzi ricominciano a cercare l’abito scuro, sperimentano lo smoking, chiedono al papà la cravatta in prestito.
Karl Lagerfeld diceva:
“Vestirsi, non solo indossare abiti, ma vestirsi davvero, con lo scopo di
apparire al meglio, è un atto di potere, controllo e sì, anche gioia
edificante”
